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Flipped, seconda lezione

IED Immersive education

Ho partecipato nei giorni scorsi ad uno splendido evento, dal titolo Immersive Education Initiative

Il resoconto, le foto, il video

Il resoconto
Seguivo da lontano questo evento da alcuni anni e questa volta è finalmente giunto in Italia, grazie all’intervento dell’Università di Padova e dell’Indire di Firenze. Sono stata quindi molto felice, quando ho saputo che potevo partecipare da spettatrice alle tre giornate padovane, anche se l’inglese non è proprio il mio forte. A parte la gita a Padova, città che mi piace molto, con l’intermezzo di Venezia nel pieno del suo splendore, l’evento è stato ancora più sorprendente di quanto pensassi: una vera e propria panoramica su esperienze eccezionali di realtà aumentata e virtuale che ha consentito di fare il punto della situazione attuale: siamo forse, nel momento di oltrepassare la linea di “non ritorno”, oltre il quale il digitale, sempre più avanzato e invadente, influenzerà la vita di ogni giorno?  Probabilmente è così, anche se i tempi sono lenti e le innovazioni ampie e oserei dire “strabilianti” mostrate allo IED di Padova, viste nella realtà quotidiana, purtroppo risultano quasi un miraggio, soprattutto nella scuola. A volte lo “stacco” fra i convegni che guardano fortemente il futuro, come questo, ed il presente, lo avverto quasi come un disagio, perché non è poi possibile riversare nell’educazione, di ogni giorno le vere innovazioni: si resta sempre con un piede nel passato e uno sguardo alle potenzialità del cambiamento. Per adesso posso solo ricordare che Internet è sì, sempre più “invadente”, ma non si è del tutto e democraticamente “propagato” fino a toccare tutti. Si può definire qualcosa che ancora “divide”…Stessa cosa per la realtà aumentata e virtuale: si sta ampliando il bacino d’utenza, per così dire, ma pensiamo ad esempio, agli occhiali per il 3d: sembrano attualmente davvero poco numerosi. In Italia sono davvero una novità di cui tutti parlano, ma di cui quasi nessuno ha ancora esperienza.

Degli interventi, i cui abstract si possono leggere qui, annoto qualche mia umile, personale impressione.  Del primo giorno, tutti e tre i protagonisti Aaron E. Walsh, Corrado Petrucco e Daniele Agostini, Andrea Benassi e Letizia Cinganotto, sono stati eccezionali. Evidentemente la presentazione di EdMondo, da parte di Andrea, è quella che mi era più vicina, avendo visto nascere l’ambiente fin dai suoi albori. Ma Daniele Agostini ha mostrato un’altra realtà immersiva, quella aumentata che porta a vedere il 3d nella quotidianità. davvero eccezionale.

Del secondo giorno, la mattina, questi eventi erano praticamente tutti estremamente interessanti: Christian Greuel, Laura Freina e R. Bottino,  Orazio Stangherlin, A. Sen, M. Peveler, N. Marton, ma l’ultimo Visual Coding In Support Of Computational Thinking, An Application To Virtual Worlds, di Michela Occhioni è stato il mio preferito: la seguo da tempo, ed  è un po’ il mito di tutti coloro che lavorano con la didattica dei mondi virtuali, avendo creato ambienti ad uso e consumo dei suoi alunni e per le sue discipline. Anche l’intervento di Laura mi ha molto colpito per l’esperienza sulla prospettiva spaziale, realizzata con gli occhiali 3D in una scuola primaria. Le avevo rubato qualche commento in anteprima e devo dire che l’uso intelligente che ne è stato fatto (forse il primo in assoluto in Italia), mi ha davvero sorpreso: non avevo mai pensato a questa possibilità che invece può aprire molte strade. Una realtà cosi “aumentata” potrebbe essere vista negativamente dai docenti, perché è davvero estremamente “immersiva”: gli alunni che ne hanno fatto uso, hanno accusato sintomi tipici del sistema nervoso simpatico (nausea in particolare).  Sicuramente la realtà aumentata di Daniele sembra più rassicurante, perché non c’è bisogno di indossare occhiali che isolano del mondo, per vedere oggetti 3d che compaiono ad esempio, sopra ad un libro o che sembrano venire fuori da uno schermo.

Di questo intervento, ‘Good or Bad?’: an Augmented Reality Game to Engage Users in Active Music Listening Tasks M. Mandanici, F. Altieri, N. Pretto, ho potuto ammirare la bravuro di uno studente che sta facendo un dottorato: ha sperimentato, col suo gruppo di ricerca, un vero  e proprio laboratorio musicale (vedere le foto), dove si possono abbinare sequenze musicali, camminando in un pavimento dove compaiono stelle e cerchi… Dopo sono andata a visitare con le colleghe, il suo dipartimento, dove è installata tutta l’attrezzatura e sono rimasta incantata: ad avere una stanza sonora di questo tipo, nella mia scuola…

Il video e foto dell’articolo sono di Giuliana Finco

Nel programma nel pomeriggio,  posso annotare in particolare, l’intervento PAPER 3D Printers in Preschools: Pedagogical Principles and Technological Aspects, L.Guast, G.Nulli: l’uso della stampante 3d potrebbe avere influenze non previste nella realtà quotidiana, soprattutto se le esperienze partono dalla scuola dell’infanzia… Resta aperta la questione del costo, ancora eccessivo di questi oggetti:  a mio parere, tutte le scuole dovrebbero avere almeno una stampante 3d, come dotazione di base, insieme alla lim ed il pc.

Nella terza giornata annoto in particolare questo intervento Learning & Teaching English in Virtual Worlds: EdMondo, di Letizia Cinganotto, Andrea Benassi, Heike Philp: un’esperienza dell’Indire cui ho partecipato almeno parzialmente, la sera dopo cena in EdMondo, che ripeterei volentieri con maggiore impegno, se potessi: l’esperienza immersiva per l’apprendimento della lingua inglese è davvero di grande utilità, soprattutto se potesse essere prolungata.  Secondo me ci dovrebbe essere un appuntamento ogni settimana per tutto l’anno… L’intervento “Using Web3D-based Information Visualization Tools as Cognitive Technologies for Stimulating Computational and Transdisciplinary Thinking Skills at K-12 and Beyond” da parte di Jorge Franco, Fluminense Federal University è stato davvero molto gradito, perché è stato interessante notare come dall’altra parte del mondo, le esperienze simili si propaghino mediante una vera e propria contaminazione di idee e percorsi sul web3d. L’intervento “Multidisciplinary Approach on Time using Alice 3D” di A. D’Ambrosio, che ha portato con sé anche un suo alunno, mi ha gradevolemente sorpreso: egli ha usato con la sua classe Alice3D, che sarei proprio curiosa di provare: potrebbe essere migliore di SimOn a Stick?

Le esperienze laboratoriali mi hanno permesso di provare gli occhiali3d della Oculos (straordinari), coi quali ho sperimentato diversi tipi di realtà aumentata, grazie ad Arcadia: dalla semplice “lettura” di una pagina aumentata, che rimanda ad esperienze nuove (sul web), alle foto immersive (quelle ad esempio di Tetha della Richo), fino alla sperimentazione di un percorso sulla sicurezza, dove col mio avatar, dovevo salvarmi “la pelle” dall’incendio scoppiato in un capannone industriale. Ho visto come funzionano le stampanti 3D (mi piacerebbe la Da Vinci https://www.amazon.it/Vinci-Stampante-3D-scanner/dp/B00PXNDZCE) e programmi come Doodle3D usato nella scuola dell’infanzia, o come Tinkecard, https://www.tinkercad.com/ che ho apprezzato molto.

Naturalmente Aaron E. Walsh, che ha guidato l’intero evento è stato davvero straordinario! Una persona simile è davvero impagabile…Quindi un grazie a Corrado Petrucco e Andrea Benassi per il loro impegno nel consentire ad eventi internazionali di questo tipo, di arrivare anche in Italia.

Pubblico qua sotto tutte le foto, che altrimenti sono sicura che le perderei nei meandri del computer, anche come promemoria per me stessa: molte riprendono le diapositive proiettate durante i vari interventi, alcune sono dell’intermezzo di Venezia. Tutte sono autorizzate, credo…in caso contrario i rispettivi protagonisti me lo facciano presente e le toglierò immediatamente.

Ps: ovviamente, tornando a casa, ho presentato ai miei, la realtà aumenta con gli occhiali 3d in cartone e quella dei bellissimi depliant di Arcadia, che, inquadrati con lo smartphone e l’applicazione AR, permette di vedere contenuti collegati, come video, foto ed altro. Intanto inserisco i link che Giuliana Finco, la mia cara amica, mi ha inviato per far costruire ai bambini questi speciali occhiali…penso di fare questa attività il prossimo settembre.

Il modello in pdf, da stampare: https://drive.google.com/file/d/0B3oJ3qRqUoKuVHJIbFdsMUNDRW8/view

Una sperimentazione alla primaria: http://www.professionistiscuola.it/didattica/didattica-2-0/1968-la-cardboard-3d-una-sperimentazione-in-ii-primaria.html

Come costruire gli occhiali cardboard: http://www.androidworld.it/2014/07/08/google-cardboard-come-costruirlo-acquistarlo-237629/

Le foto

 

 

Piccola curiosità: l’ultimo pomeriggio, qualcuno all’uscita dal Centro civico d’arte e cultura Altinate, San Gaetano, dove eravamo ospitati, qualcuno aveva abbandonato una valigia, che ha creato immediatamente un allarme bomba: la zona è stata chiusa proprio mentre correvo alla stazione per non perdere il mio treno. Ho pensato sorridendo, che forse era stato uno di noi, troppo immerso nella realtà aumentata, per ricordarsi la sua realissima valigia!

Il video
E infine, il video: un’estrema sintesi dello IED 2016

La scuola nel virtuale, riflessioni postmeeting

Il 16 di ottobre 2015 si è svolto nello splendido scenario di palazzo Riccardi di Firenze, il primo meeting nazionale sulla didattica immersiva dal titolo “La scuola nel virtuale”. Questo evento è stata un’occasione unica per incontrare docenti di ogni ordine e grado, provenienti da tutte le parti d’Italia e scambiare così idee, opinioni. Di solito però, non riporto nel mio blog eventi di cui sono partecipe ed invitata, come in questo caso, ad esprimere anche la propria opinione in una Tavola Rotonda con altri colleghi, più importanti e bravi di me, se non fosse per la moltidudine di riflessioni che mi ha suscitato l’intera bellissima giornata: non posso fare a meno di ringraziare Andrea Benassi, ricercatore illuminato, che lo ha pensato, voluto, organizzato.

Le riflessioni sono almeno tre.

La prima riguarda la storia di Scuola3d, che dal momento in cui iniziò, vide convegni molto simili a questo, dove si ragionava però di più sul significato che la didattica 3d doveva e poteva avere sulla scuola (allora non affatto scontato), cosa poteva voler dire utilizzare il mondo3d in classe con gli alunni, quando ancora in Italia, le sperimentazioni erano davvero pochissime se non uniche, e non posso che citare Linda Giannini: coi suoi “mattoncini” coinvolse la allora scuola materna, oggi detta “dell’infanzia”. Riportare ciò che si diceva allora è quasi impossibile: i miei appunti sono spariti con le pulizie domestiche… eppure non è sparita la sensazione che ne derivava: ipotizzare percorsi virtuali, scendere a patti con una metodologia che voleva tornare alla concretezza, riportare alla visibilità concetti che restavano chiusi nei libri e nella memoria. Non posso neppure dimenticare la forza di un Derrick De Kercove che entrò nel nostro gruppo pioniere dal 2004 in poi, proprio come l’avatar da lui scelto, subito dopo Pinocchio: un verde grande drago volante si aggirava portando idee che allora non comprendevo, perché erano fortemente innovative. Prima fra tutte, i tag per il mondo virtuale, la geolocalizzazione3d, la possibilità di creare percorsi tridimensionali ritrovabili facilmente sia nel mondo3d, sia dal web, l’aspetto social  e altro ancora che mi proiettò fuori dalla mia “zona confort”, per indurmi in un percorso meno certo, in cui faticavo un po’ a capire del tutto il significato. Certo oggi non è più così, ma per la verità non mi sono ancora abituata alla “scuola”, quella, per intendersi di “farinasulle scarpe“, che adotta un motto all’apparenza banale “Odio la scuola. Mi fa impazzire. Appena imparo una cosa, vanno avanti con qualcos’altro”.  A volte anche io ho provato la sensazione di “odiare” la scuola, a volte ci sente incerti sulle strade nuove, o che spero mi consentano di migliorare la metodologia: ma certo questa è una posizione scomoda… Ritornando però, anche ai Tag di Scuola3d, non posso fare a meno di suggerire qualcosa di simile anche per edMondo, la mia attuale piattaforma preferita insieme a Edu3d. L’idea di Scuola3d infatti, era quella di un web semantico, dove era possibile taggare il mondo a seconda di categorie che i docenti creavano, e in modo che fosse possibile ritrovare ad esempio per la Storia o per la Matematica un certo concetto già sviluppato nel 3d, anche partendo dal web. Questo aspetto non è poi stato più sviluppato, purtroppo, perché richiedeva un uso costante e la capacità di individuare durante il lavoro 3d, quali erano le parti delle creazioni del docente o dei bambini che potevano avere un interesse più generale, tanto da inserire il fatidico tag, abbinando la parola “giusta”.

La seconda riflessione riguarda tutto ciò che da allora è stato fatto: molte anche le esperienze 3d di cui venivo a conoscenza, dalla comparsa dell’Indire in Second Life dove ero appena sbarcata, alla nascita di edMondo e alla scoperta contemporanea di molti altri mondi legati alle OpenSim libere e indipendenti, la scoperta di Craft, di cui già avevo sentito parlare per la sua crescita  in differita con Scuola3d (nata poco prima), presa poi in mano dal  grande Licu Ricu, che non posso che apprezzare per la sua modestia e per la sua disponibilità nei confronti del mondo della scuola. La nascita di tanti “mondi” diversi per la scuola, a partire da Edu3d di Giliola Giurgola, di Techland di Michela Occhioni, ma anche di Annalisa Boniello, adesso pure Dirigente, che con l’Università di Camerino ha messo su un mondo virtuale per le Scienze, mostrano un fermento che ancora non riesce però a farsi avanti come si deve nella scuola, non riesce del tutto ad entrare nella didattica, non dico quotidiana, ma almeno come uno dei tanti strumenti che è possibile utilizzare proficuamente. Sicuramente suscita curiosità, interesse molto più di prima, una crescita alla quale senz’altro Andrea Benassi sta dando un contributo davvero notevole,  ma ancora non basta. Sono convinta che, nonostante il meeting del 16 scorso, sia un’ottima base di partenza, ancora ci sia molto da fare per portare i mondi virtuali in classe. Del resto lo stesso Biondi, che ho apprezzato tantissimo per come mi ha fatto sentire “compresa” nella mia, nella “nostra”   ricerca quotidiana di miglioramento professionale e metodologico, ha parlato di un clima in quella splendida sala da “cospiratori”: la scuola del futuro è lì, in ciò che noi vediamo, ma che ancora non si apre alla vista di tutti e che quindi ci fa sembrare ” i carbonari” dei moti rivoluzionari del 1848. Stiamo quindi portando forse avanti, una rivoluzione di cui solo  fra un bel po’ di tempo vedremo i risultati? Deve essere proprio così, se tanti di noi, credono nella validità della metodologia “immersiva”. Non dimentichiamo però,  che c’è anche tanto altro di nuovo, che sta entrando nella scuola: primo fra tutti Avanguardie Educative, che col suo manifesto e la sua opera vede, apprezza, stimola alla prova e al confronto fra metodologie innovative, le scuole e i docenti italiani tutti.

La terza riflessione è la “scompaginazione” dei mondi virtuali in tante esperienze e piattaforme diverse che pure non sono organizzate e neppure legate fra loro e sto parlando a livello “tecnico”.  Comunque, proprio qualche giorno fa, quando ho avuto la possibilità di parlare con Raffaele Macis (Licu in Craft), gli ho subito riportato una mia idea, non affatto nuova, ma che mi fu suggerita molto tempo fa, da un amico di Facebook che conosceva sia Scuola3d che Second Life e gli allora nuovissimi ambienti Open Sim: non sarebbe possibile collegare diversi tipi di piattaforme in modo che si possa “passare” da una, all’altra senza difficoltà? L’idea può sembrare forse banale o anche poco interessante, ma proprio alla Tavola Rotonda in cui ero invitata, un collega che apprezzo, ha pronunciato le parole che mi hanno fatto pensare al tutto in maniera diversa. Egli diceva che pensava alle piattaforme di Actiwe World come alla storia della sua vita professionale, avendo infatti, in passato, iniziato anche lui, come me, con questo tipo di piattaforme. Maurizio in effetti, fece esperienze interessanti che seguii a suo tempo. Parlando di storia ormai trascorsa, intendeva forse, proprio anche Scuola3d. Ma quanto lavoro in questo piccolo mondo è stato già fatto in anni di collaborazione con altri docenti, con altre scuole? Quanto di quel lavoro può essere ancora utilizzato perché attuale, perché utile, perché facile da reperire? Penso anche al suo, di lavoro, che purtroppo credo di aver capito, ormai è perduto, ma a Scuola3d è tutto ancora attivo, utilizzabile, operabile: perché perderlo per sempre? Actiwe World nel frattempo si è aggiornata, si è modificata fino a diventare sempre più simile a Second Life, mentre Scuola3d, da cui deriva,è rimasta ad una versione antiquata. Forse però, proprio questo particolare la rende  più “leggera” rispetto alle altre come Minecraf o Unity3d e anche allo stesso edMondo, e più facilmente utilizzabile nei vecchi pc delle nostre scuole… Ma ecco allora la mia proposta, che già mi era venuta in mente durante la Tavola Rotonda e che avrei voluto dire a voce alta, ma che per qualche motivo è rimasta solo dentro di me, come una vocina sottile e insinuosa: perché non si può fare qualcosa per non perdere nulla di quanto si sta facendo nei vari mondi 3d per la scuola? Perché non studiare un modo per  creare dei ponti fra le diverse piattaforme in modo che diventino comunicanti, che siano proponibili alle varie scuole che volessero avvalersene, anche solo come esempio, se non come utilizzo degli ambienti legati alle varie materie che già ci sono? Le varie piattaforme attualmente esistenti NON sono in competizione, ma sono in continuo progredire coi loro insegnanti. Questo è quello che riesco a vedere  (del resto lo sanno tutti ormai, che sono una visionaria esattamente come tutti quelli che erano, il 16, al meeting), per il futuro: una continuità di ambienti, anche in piattaforme diverse, che i docenti possano visitare e utilizzare coi loro alunni, senza distizioni di software e di provenienza. Per ora alla mia richiesta, Raffaele ha risposto un poco laconicamente: per creare il ponte che vorrei fra gli ambienti di Active World (per Scuola3d) e OpenSim (per edMondo se lo si volesse e per Edu3d) ci vorrebbero alcune pagine di programmazione, da sviluppare in diverso tempo, non un giorno solo. Ma la proposta oso farla lo stesso, perché ci credo. Credo ancora che ambienti come quelli in Scuola3d o in altri come Minecraf e altri ancora, possano diventare una sorta di biblioteca o meglio, “archivio3d” per le scuole, da cui attingere. Solo se si creeranno dei “ponti”, tutto quanto fatto dai docenti fino ad ora o che verrà fatto anche poi, potrà essere allora veramente riutilizzabile, andando ad arricchire un patrimonio che invece vedo purtroppo, disperdersi. In parte la OpenSim dell’Indire, lo sta già facendo, ad esempio fra Edu3 e edMondo il ponte esiste già, ma questo non è ancora, forse, sufficiente.

A conclusione del mio post di oggi, voglio dire che era tanto che non aggiornavo il blog: Facebook fagocita tutto, notizie, foto, ricordi…si finisce per abbandonare la scrittura riflessiva, per annotare rapidamente, perché è più semplice, più facile…ma queste riflessioni non potevo lasciarle in un “A cosa stai pensando?”, perché spero davvero che possano essere il mio modesto, minimo, ma vero contributo al primo meeting sulla scuola virtuale.

 

 

 

La scuola nel virtuale

A Genova per Didamatica

Gigliola Giurgola ha presentato a Didamatica 2015 questo progetto: ​La Bottega dell’Apprendista nel Mondo Virtuale, di cui risulto autrice; mentre ho presentato Open spaces without walls , di cui l’autrice è anche Antonella Coppi.

Regolare senza soffocare

Montecitorio, 1° dicembre 2014, ore 16,30
Oggi sono stata invitata ad un evento presso la nota sala del mappamondo di Montecitorio. Essendo l’argomento interessante e attuale, la sharing economy, discusso in un ambiente che difficilmente ho occasione di frequentare, e viste anche le favorevoli condizioni di lavoro che mi hanno permesso di liberarmi nel pomeriggio, ho deciso di partecipare.
Simone Baldelli, attuale vice presidente della Camera, avvia la sessione pomeridiana. Nella mattinata infatti, altri interventi  cui non ho potuto partecipare erano previsti, fra i quali quelli di Matteo Stifanelli di Airbnb, nota piattaforma di social turismo (non saprei per ora, come altro definirla) e di Benedetta Arese Lucini di Uber, l’ ‘esperimento’ sardo sul riconoscimento vocale telefonico con grazie ad un’app consente la deviazione della chiamata verso il taxi giusto.
La sharing economy, afferma Baldelli, avvera un po’ un sogno del passato: realizza un’economia di mercato ma che ha in sé germi social, fenomeno calmierato , quindi nasce la necessità di regolare senza soffocare. La raccolta popolare di fondi è qualcosa di innovativo, la novità è quella del superamento  dell’intermediazione: si supera la mediazione dei corpi intermedi, si supera e induce ad essere presenti con responsabilità, perché non vi sono regole apparenti, ma il meccanismo della ‘reputazione’ serve poi da ‘controllo’.
Dopo la sua breve introduzione arrivano Massimo Sideri, Marta Manieri, Emanuele Mora e Federico Capeci.
Massimo Sideri afferma che la sharing economy  sta diventando un fenomeno importante. Ricordiamo la metafora della famigli Medici, che si era estinta nel 1700 per non condividere: chi non condivide, non va oltre.
Marta Manieri proviene da collaboriamo.org, sito che offre supporto e si occupa appunto di sharing economy .   Il sito ha mappato 97 piattaforme dì sharing economy, che poi sono risultate 138 piattaforme collaborative che si dividono in varie tipologie, comprese quelle di Crowfunding legate ad esempio al turismo, come Airbnb, ma anche come Sardex.net, oppure Timerepublik, piattaforma Svizzera che serve quale banca del tempo. La  sharing economy è un trend che ha iniziato a crescere soprattutto dal 2010, anche se siamo indietro rispetto agli Usa, dove è iniziata nel 2008 ed ha visto la sua espansione nel 2010. La srl è la forma giuridica prevalente nella sharing economy . Le piattaforme prelevano una percentuale sul traslato. Il modello di business non è ancora chiaro anche se spesso le piattaforme funzionano bene. Il superamento della massa critica è il grosso problema. Spesso si è più preoccupati di ‘andare’ on line che di quanto dovrebbe succede e accade ‘dopo’.
La ricerca sarà su collaboriamo.org

Federico Capeci parla più a fondo della sharing economy  : Sharitaly è stata la prima a realizzare una ricerca diretta effettivamente su chi la sta usando e praticando davvero.  Un’altra ricerca è stata fatta con collaboriamo.org.. In poco tempo è salita dal 13 al 22 per cento con una crescita imprevedibile. Nell’indagine state adottate tecniche per evitare le banalità delle risposte ed andare più a fondo. Nella  sharing economy  le persone non solo puntano sul risparmio ma anche sul fatto che si sentono un po’ imprenditori. Molte altre sono comunque le motivazioni che non fanno usare questi servizi, oppure li farebbero usare più spesso. Sul sito di Sharitaly.com saranno pubblicate le slide della ricerca.

Emanuela Mora ritiene  che le pratiche di   sharing economy  sotto la cui etichetta si nascondono anche altro, rappresentano la dinamicizzazione dell’economia di mercato. Il successo delle piattaforme dipende anche dai processi di reputazione cui sono sottoposte.
Il potere che però potrebbero avere i fenomeni della sharing economy  dovrebbe ancora essere valutato. Un elemento importante è che queste attività promuovono la piena utilizzazione delle risorse. Il fattore di successo delle piattaforme  di sharing economy  sono lo scambio allo stato puro. L’offerta è ancora maggiore rispetto alla richiesta. Gli innovatori di questo settore giovanile oltre a riconoscere il valore delle tecnologie, riconoscono il tratto del nuovo consumatore, il quale non ha ancora imparato a esercitare il suo potere di scelta al di fuori del recinto delle organizzazioni commerciali tradizionali.

Nella seconda  parte delle attività pomeridiane, interviene  il Vice ministro Casero, modera Luca De Blase che si chiede come possiamo condurre questo sistema italiano ad essere più accogliente e fare in modo che sia compresa e cambino fino ad essere importante per il mondo.
C’è bisogno da un lato di crederci di più ( ad es la Bnb non è più credibile perché è straniera).
cosa fare essere più credibile e importante? La domanda è per:
Elio Catania, il quale risponde proponendo un esempio che è anche una metafora: il proprietario di Volvo per dare importanza al suo prodotto comprò dei parcheggi in centro a Bruxelles lasciando scritto ‘riservato ai proprietari di auto Volvo’. L’Italia si è fermata di fronte a Internet. Cosa manca, quali sono i fattori che dobbiamo smuovere per andare avanti? Sono esattamente le stesse cose che in passato, l’intera economia e la stessa pubblica amministrazione deve fare un salto in avanti. È il problema di ripensare se stessi e di rimettersi in gioco. Rimettendosi in discussione con l’uso delle nuove tecnologie si possono vedere dei casi eccezionali dietro ai quali c’è un imprenditore che ci ha creduto e ha rimesso in circolo energie,  stimolando il salto di qualità. Anche la Buona Scuola di Renzi sta andando nella direzione giusta. Il governo sta facendo le mosse giuste.

DiBlase fa riferimento al suo libro ‘Economia della felicità’ e  suggerisce forse un ministero della felicità? La sharing economy  fa  dell’economia della felicità? Ma i poveri ? Il governo sta addosso all’innovazione domandando chi pagherà le tasse, forse, ma cosa dobbiamo fare per essere felici?

Casero Luigi, il nostro attuale viceministro, ritiene che il nostro paese ha per ragioni storiche, un’economia basata sull’intermediazione. La rivoluzione digitale porta al fatto che l’intermediazione servirà sempre meno ed è questo che frena l’andare avanti del paese. Quando saranno realizzati vari passaggi, il singolo cittadino potrà avere accesso da solo ad una serie di dati che servono dal ‘suo’ punto di vista. Questi passaggi portano nella pubblica amministrazione ad una rivoluzione che fa immaginare anche molte nuove funzioni, in sostituzione di molti lavori che non ci saranno più. Spesso il giovane è più propenso al cambiamento. Il potere dell’insegnante una volta era la conoscenza mnemonica, ma adesso ci sono insegnanti troppo anziani rispetto agli studenti. La macchina dell’innovazione dà moltissimo potere, ma bisogna cercare si sviluppare al massimo le potenzialità che hanno gli italiani. Nel nostro ambiente nazionale, c’è la tendenza a mettersi in proprio, uscire dalla grande azienda per creare tante piccole imprese: tutto questo dovrebbe poter essere considerato meglio nell’ottica di una nuova economia.

DeBlase ritiene che siamo talmente preoccupati di perdere posti di lavoro, che non sappiamo come affrontare le cose dal punto di vista di un cambiamento rivoluzionario in modo positivo.
Catania dice che Internet è come una livella su cui siamo tutti uguali: chi ha paura vede solo gli aspetti negativi. Si vedono ad esempio solo i licenziati, ma in Svezia per ogni licenziato, si sono formati più posti di lavoro nell’ambito tecnologico, e questa situazione va presa in mano dal governo che deve mettere fra i suoi punti essenziali, l’avanzamento dell’agenda digitale, partendo dalla scuola elementare che deve promuovere non tanto l’uso del telefonino, ma l’uso del linguaggio di programmazione.

La terza  parte rappresenta il momento sicuramente più vivace: Maria Luisa Pezzani di Radio24 fa da moderatrice con domande interessanti fra Gregorio Arena, Carolina Pacchi e Ivana Pais. Fa notare come quando si parla di sharing economy, manchi una definizione italiana vera, che si traduce a volte come economia di condivisione o di collaborazione, ma mancano anche le regole.
Fiducia, reputazione e responsabilità sono la base della se: di questo è convinto Arena ed è straordinario, perché lui stesso sta combattendo per una pubblica amministrazione condivisa.
Da consumer a prosumer da cittadino a cittadino attivo…

Restiamo tutti in attesa, quindi, delle regole che saranno create appunto per non soffocare ma per promuovere la sharing economy, ricordando forse in maniera non secondaria che anche la ricerca e l’educazione si stanno aprendo con qualche significativo esempio, al crowdfunding se non alla sharing economy.

Viaggio in Polonia, per il Comenius

Da due anni la mia scuola sta partecipando ad un progetto Comenius dal titolo I know what VIOLENCE means and I have a SOLUTION. Da un’idea originale di Antonella Coppi, è scaturito un percorso che ha unito 5 diversi paesi europei, i quali hanno lavorato, pensato, programmato tante attività insieme, coinvolgendo alunni, ma anche genitori e  tutti i docenti dei vari istituti.  Ecco le foto dell’ultimo meeting del progetto, che si è tenuto a Koszalin, in Poloni, al quale ho avuto la fortuna di partecipare. Per me è stata un’esperienza importante, dove ho potuto apprendere, oltre il percorso del progetto che  già ben conoscevo, qualcosa delle metodologie di altre scuole. di altri “mondi”. Qualcosa si può forse percepire anche dalle immagini.