Archive for marzo 2011

Gli sviluppi di Avatar Project

Proseguono febbrilmente  i lavori di Avatar Project, il progetto europeo, mio prediletto, per le modalità di sviluppo. Terminata o quasi la fase di “addestramento” dei docenti, preparati i Projet Work, ecco che ogni docente ha la possibilità di avere un suo spazio, una piccola “parcella” destinata alle costruzioni stabili. Sono subito comparsi edifici vari, quasi come lotti di terreno vero, ma privo di piano regolatore strutturato: è normale, considerando che ogni docente ha in mente un progetto ben distinto dagli altri e in più saranno sicuramente costruzioni provvisorie, perché il vero lavoro sta arrivando con  gli alunni che sono  chiamati a partecipare effettivamente. Avremo tempo fino al 15 di maggio per “procedere” e concludere.

Vedremo quindi gli sviluppi futuri. Per il momento dovrete contentarvi di vedere qualche immagine “rubata” qua e là nella zona destinata alle scuole, nonché la mia prima casetta realizzata con la texture di un mio alunno, dove è venuta oggi a trovarmi una compagna d’eccezione :-), miss Gravelly Resident ; ho poi incontrato anche un’altra insegnate, davvero in gamba, Laura Azelee (proveniente da un Liceo Scientifico), che sta preparando il giardino di Avatar nella zona italiana e che mi ha fatto notare come sia un problema portare avanti un progetto scolastico, arrivati a questo punto dell’anno: da noi la programmazione inizia a settembre! Ovviamente ognuno di noi,  fa quello che può.

Un particolare che mi ha sorpreso, ma relativamente, vista la mia dotazione hardward, è la visione “arrotondata” che ho delle piante del giardino di Avatar: è un effetto ottico del mio viewer, OnRez, che continuo ad utilizzare col mio povero, vecchio pc. Mentre le piante e i cespugli di fiori, a tutti gli altri abitanti di Second Life sembrano proprio come nella realtà.

Il mio Stregatto, Poldo di soprannome

Non sembra un bel fiorellino di 8 kg? 🙂 Inoltre queste non sono delle comuni foto, ma delle prove col mio cellulare nuovo: sembrano perfette all’ingrandimento!

Ikariam: sperimentazione conclusa

Si può dire conclusa definitivamente la mia sperimentazione al fine di uso didattico di Ikariam, il giorno di Gameforce ambientato nel passato e basato, come del resto molti altri giochi, sulla possibilità per l’utente di usare un broswer-game semplice e invitante. La mia analisi è iniziata circa un anno e  mezzo fa, quando un’amica me lo suggerì, come attività davvero coinvolgente da svolgere sì,  per passare il tempo, ma anche per affinare le risposte dell’intelligenza, nella previsione delle mosse del nemico e con possibilità di “allearsi” con altri giocatori, divertendosi. Ma per capire meglio come sia possibile sfruttare veramente il gioco dal punto di vista didattico, l’ho esaminato sotto più punti di vista. Vediamo i risultati.

Città presenti nella mia isola

Il gioco ha un’ambientazione fantastica assimilabile al periodo greco; il mondo virtuale è composto da un’infinità di isole che possono avere ciascuna, fino a 16 città differenti e di diversi  uteti; con l’account si da’  l’avvio alla costruzione di una di queste,  che dipenderà da te in tutto e per tutto; le tue scelte consentiranno alla popolazione di crescere recandosi “a lavoro” presso la cava di legno e presso un’altra cava a seconda dell’isola in cui si  è capitati. Le risorse, infatti, oltre al legno, consistono in: zolfo, necessario per costruire le armi; cristallo, indispensabile per gli scienziati al lavoro ed altro; marmo, per tutte le costruzioni in generale e vino per rendere soddisfatti i cittadini. Ad ogni livello di crescita, nuove possiblità sembrano aprirsi sia per migliorare  gli edifici, che per le invenzioni degli scienziati. Costruzioni di musei e templi ricalcano minimamente  la vita vera, con la necessità per l’uomo di scoprire l’arte e anche l’animo religioso.

Alcune isole dove è possibile riconoscere le risorse

Il gioco però, non si basa sulla vendita delle risorse di mercato, ma piuttosto  sulla guerra alle altre città: sono infatti le azioni belliche ben riuscite, che fanno crescere il punteggio personale, e non la vendita delle materie prime. Fare un esercito personale, rinforzare le mura cittadine e inviare spie in ogni isola sono attività comuni… Personalmente l’idea stessa della guerra, per i primi mesi mi ha ripugnato in modo sostanziale, ma allo stesso tempo le aggressioni subite sembrano far provare emozioni di rabbia e delusione, dato che perdi tutto ciò che avevi “faticosamente” raccolto…

Un trailer accattivante

La socializzazione avviene sia con scambi di messaggi fra giocatori , sia in comunicazioni fra i soci di un’alleanza che di solito è in guerra contro un’altra per l’acquisizione di sempre maggiori risorse.  Ma un particolare da annotare è che gli utenti sono di tutte le età, dai bambini di 5° elementare, agli adolescenti che giocano coi genitori, fino agli adulti soli;  questo ovviamente, potrebbe avere una connotazione negativa: non vi sono infatti, limitazioni di età come accade ad esempio per Facebook o SecondLife e quasi tutti finiscono per scambiarsi informazioni personali anche su messenger. Se ci siano controlli dei messaggi privati su Ikariam, questo non è stato possibile appurarlo, anche se si può pensarlo.

Ultimo sguardo alla mia città

Onestamente ho resistito tanto in questo gioco anche per il gruppetto di amici che mi ero fatta, coi quali potevo condividere “l’emozione” di sconfinggere un nemico o di “piangere” per una sconfitta clamorosa e che non ti aspettavi, ma adesso posso serenamente affermare che il gioco non mi pare molto adatto per i fini didattici che invece mi pareva di intravedere: l’apprendimento di concetti storici fondamentali, in modalità ludiche ma anche di impegno motivato. Infatti credo che sia piuttosto riduttivo e ripetitivo, per cui alla fine, stanca esattamente come  fanno altri giochi dello stesso tipo. Non per questo non vale la pena di provarlo proprio anche a scuola, giusto per sottolineare alcuni aspetti e mettere alla prova gli studenti: quali sono davvero le aspettive di un popolo e le condizioni necessarie per la sua crescita ? Insomma, può essere una buona base di partenza, da lasciare però subito dopo per altre esperienze…

La matematica divertente in 3d

Ma quanto è difficile la Matematica! Quante volte ho sentito questa frase a scuola! Certo, non devono averla pensata così gli alunni di Luisa, che oggi pomeriggio, insieme a Roberto sono “andati” a studiarla nel Parco della Matematica, luogo 3d che si trova nella opensim dell’Ansas, SecondLearning World.  Li ho trovati durante una escursione preparatoria al mio laboratorio di domattina  e non ho potuto fare a meno di scuriosare e scattare qualche “foto-ricordo”. Di questi tempi, non tutti i giorni gli alunni possono godere di un ambiente didattico che meglio di un manuale, meglio di un libro di testo, meglio di una qualsiasi esercitazione su carta, li introduce alle espressioni e ai teoremi: un percorso didattico dove conoscere, vuol dire muoversi ed entrare nei concetti, viverli quasi sulla propria pelle.

L’esperienza della matematica nel mondi virtuali non mi è nuova. Qualche hanno fa realizzai un piccolo progetto dal titolo Primi Numeri, con una  pur breve documentazione, con i bambini della prima elementare. Del resto insegno Italiano e mi aggiravo nei quaderni a quadretti per vedere cosa facevano  i “piccoli” con la collega. Fu molto divertente trasporre l’insegnamento in classe nel mondo eccezionale e fantastico di Scuola3d.  Ma intanto, ecco le foto di Mathlandia, “rubate” oggi.