{"id":125,"date":"2009-01-19T11:42:30","date_gmt":"2009-01-19T10:42:30","guid":{"rendered":"http:\/\/win.martinifrancesco.net\/wordpress\/?p=125"},"modified":"2009-01-19T11:42:30","modified_gmt":"2009-01-19T10:42:30","slug":"lintervento-di-giorgio-jannis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.martinifrancesco.net\/wordpress\/?p=125","title":{"rendered":"L&#8217;intervento di Giorgio Jannis"},"content":{"rendered":"<p>Giorgio Jannis parla di una nuova cultura tecnologica. Dopo il &#8217;72-&#8217;73 si parla di periodo postindustriale: se tralicci e ciminiere erano visibilmente le tracce della societ\u00e0 industriale, dopo quella data hanno inventato il dna ricombinato: nel microprocessore c&#8217;\u00e8 la smaterializzazione della civilt\u00e0. Oggi un cellulare pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 potente di un qualsiasi pc. La nuova cultura non si vede. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, il nostro modo di abitare. Chi non \u00e8 abitante della rete, non capisce appieno questo discorso. La rete \u00e8 sempre stata vagheggiata come luogo umano : \u00e8 calda perch\u00e8 \u00e8 relazionale. Quindi bisogna fare insegnamento dentro i luoghi nuovi, ma se non si hanno le competenze, allora dovremo dare fiducia ai nostri ragazzi che ci diranno cosa fare, ad esempio &#8220;non pubblicare il powerpoint perch\u00e8 non sar\u00e0 linkabile&#8221; ecc&#8230; Il bambino \u00e8 sempre &#8220;oltre&#8221; il genitore e anche oltre gli insegnanti: genitori e insegnanti non possono parlare loro, di ambienti che non conoscono. Le persone &#8220;vecchie&#8221; non capiscono che la versione\u00a0 \u00e8 sempre &#8220;beta&#8221; e non mai definitiva, non \u00e8 stampata negli anni, ma \u00e8 sempre in movimento, sempre modificabile.<\/p>\n<p>Giogio Jannis \u00e8 presidente dell&#8217;associazione Nuovi Abitanti: gi\u00e0 di per s\u00e8 il termine chiarisce molto di ci\u00f2 che \u00e8 la societ\u00e0 d&#8217;oggi. La gente sente la parola tecnologia e si preoccupa: gli insegnanti spesso provano ansia e panico di fronte alla macchina. Noi abitiamo paesaggi antropici, una realt\u00e0 tecnologica: progettare \u00e8 agire sul futuro. La cultura scientifica cerca i linguaggi formali, ma la mano tocca la realt\u00e0&#8230;Comprendere la tecnologia che ci circonda \u00e8 un problema, pi\u00f9 per noi adulti che per i bambini. Tutta la nostra realt\u00e0 \u00e8 &#8220;teconologica&#8221; ma \u00e8 difficile da capire per chi teme la tecnologia, anche se spesso \u00e8 pi\u00f9 semplice di quanto si creda: meglio essere consapevoli del nostro tentativo di descrizione, per formulare ipostesi fino a quando la teoria dir\u00e0 meglio di noi. Non sappiamo cosa sar\u00e0 la rete fra sei mesi: sicuramente abitiamo la rete, noi abbiamo il dovere di far s\u00ec che gli alunni capiscano sempre meglio le regole che vigono. Oggi vediamo il fiorire di blog didattici, perch\u00e8 ogni insegnante che ha un minimo di conoscenza lo apre e lo usa per metterci i compiti e lo usa coi suoi alunni. Molti sono gli oggetti teconologici: anche un forno \u00e8 un oggetto tecnologico e per assurdo anche la scuola \u00e8 un oggetto teconologico. Io devo fare in modo che le persone abbiano la possibilit\u00e0 di esprimersi: quanto sono importanti i contenuti, se non do agli alunni questa possibilit\u00e0? Se non d\u00f2 loro questo, la scuola non vale nulla. Essi devono essere capaci di orientarsi nel mondo, capaci di capirlo. E&#8217; incredibile come nella rete tutto &#8220;torna&#8221;: una frase messa l\u00ec, pu\u00f2 tornare dopo diversi mesi su di una discussione cui ero iscritto&#8230; L&#8217;ambiente mentale in cui penso le cose non \u00e8\u00a0 dimensionato\u00a0 nel modo corretto. Parliamo di scuola. Il personale ha competenze e incentivi;\u00a0 strumenti che deve comunque usare. Ma la scuola \u00e8 vecchia, anche strutturalmente, manca tutto nelle aule. Manca internet nella classe, bisogna pensare a scuola senza aule, \u00e8 un parlante ratificato. Quindi dovr\u00e0 dare il linguaggio giusto, con le caratteristiche grammaticali giuste, la scuola deve essere un luogo parlato, che comunica. La scuola deve comunicare in una comunit\u00e0 educante, comunicare col territorio, perch\u00e8 trae il suo senso dal territorio che abita. La scuola deve smettere di far finta di essere da un&#8217;altra parte. Dieci anni fa il mondo era un altro eppure la scuola finge di essere ancora ad un&#8217;altra epoca, come se cellulari e internet non esistessero. Dal momento che ho internet nel cellulare, sono gi\u00e0 nella rete, in ogni momento. Come insegnante ho questo scopo: che le idee possano propagarsi e crescere. Fare scuola \u00e8 &#8220;un fare&#8221;!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio Jannis parla di una nuova cultura tecnologica. 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